PUNTO DI VISTA - 24 Mar

Ogni fase della stagione è caratterizzata da situazioni ben precise: c’è il momento dove bisogna sperimentare, c’è il momento dove bisogna mettere nelle gambe tante ore di palestra e c’è il momento in cui nel finale di campionato a far la differenza non sono sempre le qualità tecnico-tattiche della squadra. A far la differenza sono qualità da ricercare all’interno di ogni singolo atleta, qualità che non nascono dal giorno alla notte o che si tirano fuori come arma segreta a comando, ma che nonostante tutto ogni giocatore può far emergere, ognuno con le proprie modalità e caratteristiche, per metterle poi a disposizione della squadra. Testa e cuore. Razionalità e passione. Queste sono le cose più importanti quando ormai i giochi entrano nel vivo e ci sono pochi calcoli da fare. La testa intesa come cervello, scatola cranica, elaboratore, è indispensabile per un giocatore di pallavolo del terzo millennio che si trova a gestire situazioni di gioco difficili nelle quali non si esce chiudendo gli occhi e “tirando” ma aprendo le valvole di entrata del “motore cervello” e pensare semplicemente all’unica cosa da fare (positiva) per risolvere la situazione. Certo la razionalità è indispensabile in un meccanismo come questo ma altrettanto decisivo e assolutamente compatibile con il primo è il fattore cuore, inteso come adrenalina, coraggio, estro artistico nell’inventarsi un attacco vincente sul 24 pari o nel difendere una palla che sembrava ormai persa. E’ la dura legge della vita, si passa dall’inferno al paradiso per una palla infilata nelle dita del muro avversario. Si passa dalla polvere all’altare per una palla lasciata cadere dolcemente a un palmo dal naso. Ma del resto per una qualche volontà divina è giusto che sia così…